:: La Storia del Calcio Catania
Amedeo Biavati, il fuoriclasse del passo doppio che nel 1938 sarà campione del Mondo, il Catania lotta a lungo per il primato, poi frena, su pressione del presidente, il duca Trigone di Misterbianco, per i problemi economici che il salto in A comporterebbe. Si vive di bel calcio, ma anche di stenti finanziari. Nel 1936, nuova rifondazione e nuovo nome, Associazione Calcio Catania: porta malissimo, la squadra perde la B nel torneo di spareggio con Venezia, Pro Vercelli e Messina. Nel 1938, finalmente, la squadra può giocare in un vero, grande stadio: il 28 novembre viene inaugurato il nuovo impianto, un autentico gioiello immerso nelle viuzze del quartiere Cibali, da cui trae il nome.
Un’altra apparizione in B, conquistata al termine di quella stagione, poi è C fino alla nuova sospensione bellica. Alla ripresa dell’attività, non c’è quasi più nulla. Nascono due società, Virtus e Catanese, iscritte alla C del Centro-Sud. Al termine della stagione, nel 1946, viene fondato il Calcio Club Catania, la società giunta, sia pure tra mille traversie, fino ai giorni nostri. Tre i periodi più “caldi”. Nel 1954, con la difesa guidata da Enzo Bearzot, giovane centromediano in prestito dall’Inter, il Catania tocca per la prima volta il cielo della serie A. Nei primi anni Sessanta, con la società guidata da un commissario straordinario di grandi capacità, Ignazio Marcoccio, il Catania pilotato da Carmelo Di Bella conquista tre ottavi posti nella massima divisione, annoverando tra le proprie file campioni autentici: dal portiere Vavassori, già scudettato con la Juventus, al nazionale tedesco Symaniak, mediano di gran classe, dal bomber Facchin fino al regista brasiliano Cinesinho, destinato a conquistare anche lui il tricolore con la Juve. Inoltre, il giovane mediano Turra,
< Indietro
Avanti >